Hidalgo trionfa ad Alghero, Seregni scrive una pagina d’oro: il triathlon che non molla mai. Giornata da tramandare, quella vissuta ad Alghero. Il sole alto, il maestrale calmo e l’asfalto rovente: una miscela che ha fatto da scenario a una delle tappe più intense delle “World Triathlon Championship Series”. La “Riviera del Corallo”, di solito placida e da cartolina, si è trasformata in teatro di battaglia per uomini e donne capaci di domare tre discipline come se fossero una sola. Nel cuore della giornata, quando le ombre iniziano ad allungarsi e l’aria pesa più delle gambe, il brasiliano Miguel Hidalgo ha messo tutti in fila. Ha nuotato con testa, pedalato con cervello, corso con fegato. Un tempo finale di 1h44’05” cucito addosso come un completo d’alta sartoria. Dietro di lui, l’australiano Hauser, leader della classifica generale, ha provato a tenere la scia, ma ha ceduto sul ritmo di fondo. Terzo il francese Bergere, regolare e solido, ma oggi mai veramente dentro la lotta per la vittoria. Il tracciato? Nervoso, insidioso, tutto curve e rilanci, con la città catalana a fare da cornice e le gambe che, dopo ogni discesa, chiedevano il conto.E se il pomeriggio ha avuto un timbro carioca, la mattinata ha fatto scattare in piedi chi sogna in azzurro. Bianca Seregni, 24 anni e una cattiveria sportiva che buca il cronometro, ha centrato uno storico secondo posto. La migliore prestazione di sempre per l’Italia in questa rassegna. Davanti a lei solo la francese Cassandra Beaugrand, olimpionica e fuoriclasse, che ha chiuso in 1h55’55”. Bianca ha risposto colpo su colpo fino all’ultimo cambio, fermando il tempo su 1h56’33”. Terza la britannica Olivia Mathias, mai doma, sempre presente.In 27ª posizione Nicola Azzano, il primo degli italiani nella gara maschile, che ha messo insieme cuore e sofferenza in un 1h49’19” fatto di piccole battaglie e grandi silenzi interiori. Gli serviva una frazione di bici più efficace, ma l’impegno non si discute.A premiare i vincitori, il Ministro per lo Sport Andrea Abodi e il Presidente della World Triathlon Antonio Arimany. Applausi, strette di mano, foto: la liturgia delle vittorie.Ma il vero spettacolo era altrove. Era nei polpacci gonfi, nelle braccia che tirano a vuoto a cento metri dal traguardo, negli occhi lucidi di chi sa di aver dato tutto. In quello, sì, il triathlon non sbaglia mai.
SERGIO DEMURU
1 Giugno 2025












